6 Febbraio 2024

CGT NAPOLI 15300/2023. IL CONCESSIONARIO DELLA RISCOSSIONE DEVE INDICARE IL TITOLO CONCESSORIO

È necessaria la prova del potere in capo al concessionario di esercitare attività esattiva per conto e nell’interesse del Comune, da cui discende il conferimento della legittimazione sostanziale ed anche della legittimazione processuale per le relative controversie

L’azione di accertamento e riscossione dei tributi locali costituisce svolgimento di un’attività di servizio pubblico; ma la decisione circa la modalità di gestione del servizio di riscossione delle entrate comunali, nonché la conseguente determinazione di indire una procedura negoziata per la scelta del soggetto incaricato del servizio stesso, rappresenta una legittima opzione organizzativa del servizio pubblico di riscossione che rientra nell’ambito di applicazione della lettera e) dell’art. 42 del d.lgs. n. 159 del 2000 (testo unico enti locali).

Ciò posto, a fronte della specifica e puntuale contestazione sollevata da parte ricorrente, le parti resistenti, non costituendosi in lite, non hanno fornito prova circa il trasferimento del potere di accertamento e di riscossione delle imposte locali dal Comune al Concessionario (da cui discende il conferimento della legittimazione sostanziale ed anche della legittimazione processuale per le relative controversie); d’altro canto, l’avviso di accertamento impugnato non reca alcuna menzione del titolo o della concessione ovvero ancora della delibera dell’ente comunale di affidamento del servizio (indicazione che avrebbe attivato un onere di informazione a carico del contribuente).

Sicché, mancando la prova del potere in capo al concessionario di esercitare attività esattiva per conto e nell’interesse del Comune, va pronunciato annullamento dell’avviso di accertamento in tale (indimostrata) veste emesso.